le fantasie

Le Fantasie: come assecondarle

L’immaginazione è una cosa meravigliosa: in un istante ci permette di allontanarci da una realtà che in quel momento ci sta scomoda e di ritrovarci in un posto e in un momento migliore. E, molte volte, può portarci anche verso esperienze e realtà nuove, se solo le permettiamo di guidarci.
Ma come fare quando vogliamo che la nostra fantasia non guidi soltanto noi, ma anche la persona che ci sta accanto? Se è vero che oltre il 70% delle donne italiane coltiva il proprio meraviglioso giardino di fantasie erotiche, è anche vero che molte di loro hanno difficoltà a comunicarle al proprio partner. “Magari non gli piace.” “Che cosa penserà di me?” “Mi imbarazzo.” “Abbiamo sempre fatto l’amore in un altro modo.” Sono i commenti che si sentono più frequentemente per giustificare questa scelta.
Cominciamo col dire che non è affatto obbligatorio realizzare le fantasie erotiche: molte di esse sono già meravigliose così e non abbiamo il desiderio di portarle nella realtà, perché sono troppo estreme, perché non ce la sentiamo o semplicemente perché non ci interessa. Anche in questo caso possono però essere terreno fertile per l’amore e la sensualità, raccontandole al partner, sussurrandole all’orecchio nei momenti hot, inscenandole per gioco come un film di cui soltanto noi due siamo i protagonisti. In altre situazioni invece vorremmo davvero realizzarle, ma non sappiamo da dove cominciare. Temiamo il giudizio, il rifiuto o, peggio ancora, la derisione da parte dell’altra persona!
Raccogliendo le varie testimonianze, come Consulente di Benessere Fisico e Sessuale di Rosso Limone, Sarah dice che la comunicazione in un rapporto è sempre la chiave per aprire la porta del desiderio, per far capire che cosa ci piacerebbe e quanto importante può essere per noi. Ma non vi preoccupate, comunicazione non vuol dire sempre verbale e diretta.
Certo, alcune di noi che sono più aperte e meno timide potranno sicuramente prendere la mano del compagno e dirgli con dovizia di particolari: “Sai, vorrei proprio che stasera facessimo questo e quello.” Ma se troppa franchezza vi smonta, o vi mette a disagio, potete sempre usare la comunicazione indiretta o quella non verbale.
Se volete intraprendere il discorso per testare la sua reazione, potreste parlarne in maniera impersonale. Avete letto un articolo che parla di questa pratica, ve l’ha raccontato un’amica, avete visto un libro. Attenzione ad astenervi dai giudizi negativi in cui l’imbarazzo potrebbe farvi inciampare! Se voi per prime vi fate scappare un “Ma come è possibile?”, rischiate che anche il vostro partner reagisca male e nasconda un eventuale interesse per quello che volete proporgli! Se la sua reazione è positiva, o perlomeno non del tutto negativa, la prossima volta che fate l’amore potreste sussurrargli: “Sai… stavo proprio pensando alla cosa di cui abbiamo parlato oggi.” Immaginate voi due nella situazione e raccontateglielo, descrivete come ve lo immaginate in quella situazione, sexy ed eccitato, per fargli intravedere il piacere che potrebbe portare a lui, fategli sentire nel sesso quanto la situazione potrebbe intrigarvi e darvi piacere. E infine… Lasciategli degli indizi: un libro sui giochi sul comodino o sul mobile in bagno (magari con un segnalibro alla pagina giusta), un film che includa la vostra fantasia (in base a quello che vi piace, non è detto che debba essere un film hot), degli accessori che vi permettano di realizzare quello che vi piacerebbe… Magari questa sera potrebbe essere lui a stupirvi.
E se niente di questo funziona, forse la vostra fantasia non è la sua, ma non demordete. Probabilmente anche lui ha delle fantasie di cui non vi parla. Chiedetevi di raccontarvele, ditegli che vorreste fare qualcosa di nuovo per farlo felice (se gliela ponete in questo modo, è più difficile che svii il discorso). Preparatevi ad ascoltarlo con apertura e serenità. E’ un viaggio che potrebbe portarvi insieme in terre sconosciute, ma bellissime.

Per maggiori info:
http://www.rossolimone.com/consulenze-eventi-acquisti/consulenza-al-femminile/

Consapevolezza del Pavimento Pelvico Femminile

I muscoli del pavimento pelvico (o perineo) formano un’ampia fascia che si estende dall’osso pubico, sul davanti, fino alla base della spina dorsale, sul retro. Rappresentano la base del nostro corpo femminile (proprio come un pavimento) e sostengono vescica urinaria, uretra, retto ed utero.

E’ una zona ad alta densità emotiva, ma solitamente veniamo a conoscenza dell’esistenza e dell’importanza del pavimento pelvico ai corsi pre-parto, quando siamo in dolce attesa, o quando ci parlano di prolasso. In realtà dovremmo curarcene lungo tutta la nostra vita di donne, vista l’importanza che riveste.

A che cosa serve

Le sue funzioni principali sono
– Sostegno degli organi pelvici. Se il pavimento pelvico è tonico gli organi interni sono ben sostenuti.
– Controllo volontario dei meccanismi di contenimento e svuotamento di urina, feci e gas.
– Miglior controllo del piacere sessuale.
– Accompagnamento alla fuoriuscita del bambino nel parto naturale.

I fattori di rischio

I fattori di rischio che per una poca tonicità muscolare sono:
– Tosse, allergie e fumo
– Intensa attività fisica o lavorativa
– Interventi chirurgici a carico dell’apparato genitale
– Parto difficile o episiotomia
– Sovrappeso
– Menopausa

Sintomi ed effetti collegati

Uno dei sintomi più comuni di un pavimento pelvico poco tonico (che può rappresentare l’anticamera per un possibile e futuro prolasso) è l’incontinenza urinaria. L’incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina attraverso l’uretra, e può essere di vari tipi. E’ una patologia molto comune, ma raramente le donne che ne soffrono ne parlano al proprio medico. Qualsiasi donna potrebbe esserne soggetta in quanto le cause possono essere svariate e talvolta anche transitorie ed è spesso dovuta ad un indebolimento del pavimento pelvico.

Come tenerlo in allenamento

La muscolatura pelvica è semplice da contattare e da “mappare” con la mente ed è molto importante renderla tonica in tutte le fasi della nostra vita. Gli esercizi per tonificarlo sono di facile attuazione ed accessibili a tutte le donne.

Birra

Birra: ottima bevanda dissetante, nutriente e ricca di proprietà

La birra è una bevanda conosciuta forse in tutto il mondo e amata da molti. Chiara, rossa o scura, una birra fresca in una torrida giornata d’estate è uno dei piccoli piaceri della vita. In tanti la amano, ma forse non tutti sanno che la birra è salutare. Se la si consuma con moderazione, infatti, non solo non fa male, ma produce addirittura dei veri e propri benefici per l’organismo, anche a livello preventivo.
La birra in sé non ha un elevato grado alcolico (da 3.6 grammi la lager a 6 grammi la doppio malto, di alcol ogni 100 grammi di prodotto); la quantità massima consentita, prendendo in considerazione la lager, è fissata a circa 4 litri a settimana per gli uomini e 3 litri per le donne, il che vuol dire al massimo 2 o 3 bicchieri da 25 cl l’uno al giorno. Superati questi livelli di assunzione, il consumo di birra arreca più danni che benefici. Niente birra, ovviamente, per le donne in gravidanza, né tantomeno per quelle che stanno allattando. La birra tradizionale è vietata anche ai celiaci, che possono invece consumare le specialità in cui il glutine è assente, contrassegnate dalla spiga barrata.

Curiosità sulla birra

La birra è una delle bevande più antiche, pare affondi le sue radici fin nell’antico Egitto; non era lo stesso tipo di birra che beviamo oggi, soprattutto per quanto riguarda la fermentazione che era naturale. Per le sue rilevanti proprietà nutritive veniva chiamata “il pane liquido” e veniva considerata un vero e proprio alimento.

Gli ingredienti tradizionali per ottenere la birra sono il malto, il luppolo e il lievito. Il malto, che per legge non deve essere inferiore al 60%, fino a qualche anno fa poteva essere solo d’orzo, mentre la birra di altri cereali doveva essere dichiarata in etichetta come birra di “fonte”. Dal 1998 è possibile produrre birra anche con frumento o con miscele di orzo e frumento; possono inoltre essere impiegati altri cereali (come il malto di riso), purché in misura non superiore al 40%.

Una caratteristica importante della birra è la schiuma, che la protegge contro l’azione ossidante dell’ossigeno e ne mantiene più a lungo l’aroma; la presenza di una schiuma bella stabile è indice di qualità e di freschezza.

Proprietà della birra

Le proprietà della birra si rivelano a partire dalla sua composizione: vitamine, magnesio, potassio e silicio, acqua e sostanze provenienti dal luppolo.

Oltre al notevole contenuto vitaminico (abbondanti sono quelle del gruppo B), il rapporto calcio-fosforo è quasi ottimale mentre è bassissima la quantità di sodio presente. La birra non contiene grassi e ha anche un certo tenore energetico, compreso tra le 300 e le 600 kcal per litro, per quella comune. Il potere energetico della birra non deriva solamente dall’alcol, ma anche da destrine e sostanze proteiche presenti nella bevanda.

Il luppolo, che nella birra conferisce il classico gusto amaro e svolge una naturale funzione conservante, contiene la più alta concentrazione di molecole antitumorali (dette xantumolo).

In generale è la cosiddetta birra cruda, cioè non pastorizzata, la tipica birra artigianale, quella che apporta maggiori benefici all’organismo umano; l’assenza di pastorizzazione consente di mantenere intatte le proprietà organolettiche della birra, quelle che interagiscono in modo positivo con l’organismo umano.

1. La birra e il cuore

Bere qualche bicchiere di birra durante i pasti può essere di aiuto per prevenire le malattie del cuore: bere birra ogni giorno, a dosi moderate, riduce i rischi di malattie coronariche e cardiovascolari. La birra aumenta la produzione di colesterolo “buono” HDL e diminuisce quello “cattivo” LDL, comportando così una riduzione dell’attività dei fibrinogeni e delle piastrine, che sono i fattori che favoriscono la formazione dei trombi nel sangue.

Secondo uno studio olandese pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, una pinta (56,1 cl) di birra al giorno protegge da attacchi di cuore più di un bicchiere di vino rosso o di altri alcolici. Le vitamine B6 e B9 (più comunemente nota come acido folico), sono molto importanti per neutralizzare gli effetti negativi dell’omocisteina, un amminoacido il cui eccesso, favorisce la comparsa delle malattie cardiovascolari.

E’ ormai risaputo che l’assunzione di moderate quantità di alcol riduce significativamente la mortalità legata a infarto e ictus, poiché aiuta il buon funzionamento dell’apparato cardiocircolatorio. Queste proprietà benefiche sono da attribuire principalmente ai polifenoli, presenti nella materia prima, e ad altri microcomponenti a elevato potere antiossidante, che agiscono contro le sostanze tossiche come i radicali liberi.

2. L’effetto diuretico della birra

L’elevato contenuto in acqua, associato alla generosa presenza di potassio e magnesio e una ridotta quantità di sodio, favoriscono l’accelerazione del processo diuretico, conferendo alla birra le ben note proprietà diuretiche.
Quindi la birra, se assunta in quantità moderate, aiuta la naturale attività dei reni senza però alterare l’equilibrio dei liquidi e dei sali minerali presenti nel corpo; questo può determinare innanzitutto la diminuzione della formazione dei calcoli renali e un giovamento per la salute generale.

3. Un aiuto per la menopausa

Le ricerche condotte all’Instituto de Agroquimica y Tecnologia de Alimentos di Valencia hanno dimostrato che questo drink aumenta i livelli di estrogeni e quindi prolunga la funzione ovarica, ritardando i sintomi della menopausa.

4. Birra e tumori

Secondo l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, il luppolo della birra contiene diversi tipi di flavonoidi tutti dotati di un’attività antitumorale. Tra questi lo xantumolo, che è in grado di inibire la proliferazione di carcinomi mammari, ovarici e del colon. Solo alcune birre però hanno livelli elevati di questa sostanza e sono quelle dal sapore molto amaro e dalla schiuma persistente.

5. La birra non fa ingrassare

Contrariamente a quanto sostenuto da molti, la birra non fa ingrassare, anzi! La birra è poco calorica. Ovviamente l’apporto di calorie dipende dal tipo di birra, ma in generale si può affermare che tra le bevande alcoliche è quella meno calorica in assoluto e, addirittura, presenta valori più bassi rispetto a molte bevande analcoliche. Unica considerazione, occhio al doppio malto: rispetto a una normale birra con gradazione media di 4% le calorie vanno moltiplicate per due.

Secondo uno studio condotto dal German Institute of Human Nutrition e pubblicato sulla rivista European Journal of Clinical Nutrition, non sussiste una correlazione dimostrata tra pancia gonfia e consumo di birra. Nel caso di alcuni assidui bevitori, coloro che consumano circa due pinte al giorno di birra al giorno, l’evidente gonfiore addominale è spesso motivato da fattori genetici.

La Birra Artigianale

Da un po’ di anni a questa parte si è diffusa in Italia la moda della birra fatta in casa; si può acquistare un kit completo per la produzione autonoma di birra, con risultati che possono essere anche soddisfacenti. Inoltre, ultimamente sono nate parecchie microbirrerie, locali dove viene prodotta la birra, non in grandi quantità e solitamente cruda, cioè non pastorizzata. La pastorizzazione è un processo che permettere una più lunga conservazione della birra, ma che elimina anche tutti quei microorganismi che hanno un effetto positivo sul nostro organismo.

Come si prepara la birra in casa
I chicchi di orzo vengono messi in acqua a germogliare, fino a ottenere l’umidità necessaria, e poi a germinare. Si ottiene in questo modo il malto, che viene poi tostato in forno.
La suddivisione cromatica della birra, e la conseguente distinzione in bionda, rossa e scura, dipende dalla maggiore o minore tostatura del malto.
Dopo la tostatura, il malto viene macinato e messo in acqua. Si ottiene così il mosto, che viene portato a ebollizione e poi filtrato; in questa fase si aggiunge il luppolo.
Il mosto viene poi fatto raffreddare e quindi fermentare in appositi serbatoi.
Durante la fermentazione si aggiunge il lievito, che provoca la trasformazione del maltosio, contenuto nel composto, in alcol etilico e anidride carbonica.
In base al lievito utilizzato si ottengono birre a bassa o ad alta fermentazione.
Dopo la fermentazione, la birra viene lasciata a maturare per alcune settimane in appositi contenitori.
La birra si serve a una temperatura compresa tra 7 e 10 gradi.

Birra, elisir di bellezza

La birra oltre che un’ottima bevanda è utile anche per la nostra bellezza; già in tempi antichi si conoscevano le virtù benefiche della bevanda, innumerevoli soprattutto per la purificazione della pelle.
Le sue qualità aiutano la pelle a rigenerarsi, aiuta la pelle a eliminare le tossine e stimola l’epidermide a ritrovare il proprio equilibrio.

Oltre ai bagni di birra, che prevedono un bagno caldo con il corpo ricoperto da un impasto di malto e luppolo, dall’effetto rilassante e rigenerante per la pelle, è possibile effettuare anche massaggi rilassanti e reidratanti a base di lievito di birra e acquistare cosmetici prodotti dalla lavorazione di questa bevanda.

Per chi tiene alla cura dei propri capelli, e vuole capelli voluminosi e lucidi, suggeriamo di utilizzare la birra. Durante il lavaggio dei capelli provate a mettere tra lo shampoo e il balsamo anche della birra, le sue proprietà danno lucentezza ai capelli spenti e creano dei contrasti schiarendo le chiome in maniera naturalissima.

Un altro consiglio per rinforzare e lucidare i capelli è una maschera fai da te, che unisce i principi lucidanti del lievito di birra, le proprietà nutritive dell’uovo e dell’olio e le proprietà emollienti del miele.

In una ciotola mettete un rosso d’uovo e mescolate con un cucchiaio di olio. Unite un cucchiaio di lievito di birra e mescolate con cura, utilizzando una frusta per assicurarvi che il composto sia omogeneo. Ora aggiungete un altro cucchiaio di olio e continuate a mescolare e per ultimo un cucchiaio di miele e mescolate sbattendo per bene il composto.
Prendete un pennello e applicate il prodotto sui capelli, distribuendo con attenzione. Avvolgete poi la chioma prima nella pellicola da cucina e poi nella stagnola. Lasciate in posa 30 minuti, passati i quali, togliete tutto e lavate come di consueto. Se avete capelli rovinati, fate il trattamento una volta ogni 20 giorni, altrimenti ripetete la maschera una volta al mese.

benessere fisico sessuale

Il consulente di Benessere Fisico e Sessuale

L’energia legata alle parti intime è una delle più grandi fonti di energia che racchiude il nostro corpo; viverla serenamente fa vivere bene tutta la nostra esistenza. Ognuno ha una sessualità propria, non ci sono regole o maniere giuste per viverla, esternarla, condividerla, se non quelle del buon senso, del rispetto reciproco e della salute.
Grazie ad un approccio non giudicante e spronata dalle richieste delle neomamme, durante il suo percorso professionale, Sarah ha preso a Cuore i progetti di informazione e divulgazione di Benessere Fisico e Sessuale dell’azienda Rosso Limone. Dopo essersi formata, ha portato e continua a portare a conoscenza donne di tutte le età della “mappatura” del corpo femminile, soprattutto delle parti genitali donando alle donne consapevolezza del proprio corpo.

Obiettivo: informare su argomenti poco trattati comunemente

Il suo obiettivo è informare su argomenti legati alla salute fisica poco trattati comunemente, soprattutto delle parti interne: muscolatura pelvica, coppette mestruali, preservativo femminile, barriera orale, ma anche la comunicazione tra corpi, l’importanza del contatto e molte altre.

Partendo dal presupposto che molte donne si conoscono poco, Sarah tratta principalmente argomenti riferiti alla salute intima cominciando da brevi cenni di anatomia e curiosità sulla vagina come la sua lunghezza, la sua non sterilità, fino all’importanza della mente nel rapporto di coppia.Sarah spiega in modo semplice alle donne di tutte le età argomenti a lei molto familiari, in primis il pavimento pelvico che è una complessa struttura muscolare, un insieme di legamenti e muscoli posti alla base della cavità addominale/pelvica, indispensabile per il sostegno dell’uretra, della vescica, dell’intestino e dell’utero della donna.

Gli esercizi previsti dal programma

Moltissime donne non sono a conoscenza della sua fragilità o della sua scarsa tonicità che può essere causata principalmente da uno stile di vita sedentaria o frettolosa, sovrappeso, menopausa, parto, episiotomia o rapporti sessuali insoddisfacenti e dolorosi. Con pochi semplici esercizi ogni donna (in assenza di patologie importanti) è in grado di mappare e riarmonizzare il proprio pavimento pelvico, acquisire tonicità della muscolatura pelvica e prevenire problemi futuri.
Durante le sue consulenze Sarah offre la possibilità ad ogni donna di potersi riappropriare della sensibilità e della tonicità del proprio Perineo.

capelli e allattamento

Cosa succede ai capelli durante la gravidanza e l’allattamento

La crescita, la caduta, il benessere o la sofferenza dei nostri capelli sono legati a tante cause; tra esse, una delle più importanti e più influenti, riguarda i mutamenti ormonali che avvengono nel nostro corpo ciclicamente, in linea con le diverse fasi della vita. A questo proposito, un momento veramente significativo nella vita di ogni donna è quello della gravidanza, seguita poi dalla fase dell’allattamento, quando nel corpo femminile si vengono a creare delle vere e proprie tempeste ormonali che generano conseguenze di vario tipo, che non risparmiano nemmeno i capelli. Prima di entrare però nello specifico dell’argomento, vediamo assieme quali sono le fasi naturali di sviluppo e di crescita dei capelli.

Le 3 fasi del ciclo vitale del capello

  1. Anagen, detta anche fase di crescita. Durante questa fase il capello, giovane e in crescita, si allunga di circa un centimetro al mese. Questa fase, in particolare per quel che riguarda le donne, può durare addirittura fino a sette anni.
  2. Catagen: è la fase in cui la crescita del capello si ferma e il capello si stabilizza. Durante questa fase le funzioni vitali del capello si fermano anch’esse, come preludio alla fase successiva.
  3. Telogen, terza e ultima delle fasi vitali del capello. E’ la fase della caduta, che ha lo scopo di eliminare i capelli vecchi e rovinati per lasciare spazio a quelli giovani e freschi. La caduta del capello non è immediata: il capello infatti prima di cadere rimane ancora attaccato alla cute per qualche settimana.

L’importanza degli ormoni nella regolamentazione delle fasi vitali del capello

Gli ormoni regolano il susseguirsi delle fasi vitali del capello e ne scandiscono la regolare durata, senza che si verifichino alterazioni di alcun tipo. Quando però sono gli ormoni stessi ad essere sregolati, cosa che avviene naturalmente in alcuni periodi della vita, i capelli sono i primi a risentirne.

Capelli e gravidanza

Il fatto che, nei nove mesi della gravidanza, i capelli diventino belli, corposi e fluenti, non è assolutamente dovuto al caso. Nel periodo della gravidanza infatti gli ormoni aumentano in modo considerevole nel corpo della donna e l’effetto immediato è quello di avere una chioma luminosa e fluente. Ovviamente si tratta di un discorso valido in linea generale: in caso di una gravidanza difficile, impegnativa, caratterizzata da un alto livello di stress e da una cattiva alimentazione, i capelli mostreranno in modo tangibile i segni delle fatiche, apparendo sfibrati, opachi e deboli. Quando invece la gravidanza è serena e tranquilla, i capelli ne saranno anche in questo caso lo specchio! La bellezza dei capelli in gravidanza è dovuta all’aumento degli ormoni estrogeni che agiscono sul ciclo vitale del capello prolungandone la fase di crescita, Anagen. I capelli in fase di crescita, che normalmente sono circa l’85% del totale dei capelli, aumenta in modo significativo e diminuisce invece la percentuale di capelli che naturalmente si perdono quotidianamente, che sono circa un centinaio. L’effetto di questi cambiamenti è una chioma corposa, sana e fluente. Capelli così belli in genere non necessitano della superivione e dei trattamenti del parrucchiere che, attenzione, in ogni caso non sono assolutamente vietati in gravidanza, come invece alcuni luoghi comuni farebbero credere. Certo, ci sono dei piccoli accorgimenti da seguire, come per esempio quello di evitare, o meglio posticipare, le permanenti considerate un trattamento troppo aggrssivo. Nel periodo della gravidanza la cute diventa molto sensibile quindi, per precauzione, sarebbe meglio rimandare anche tutti quei trattamenti chimici che entrano in diretto contatto con la pelle e che, soprattutto se mai effettuati prima, potrebbero generare reazioni allergiche, bruciori e desquamazioni. Via libera invece a hennè naturali, colpi di sole e a tutti quei trattamenti che riguardano il capello in sè e non toccano il cuoio capelluto.

Cosa succede dopo il parto

I benefici di cui godono i nostri capelli nel periodo della gravidanza non hanno però durata infinita ed infatti, dopo il parto, si concludono drasticamente perchè gli ormoni estrogeni, responsabili della bellezza dei capelli in gravidanza, subiscono un brusco calo già con il parto. Il periodo dell’allattamento vede poi un aggravarsi delle cose perchè, la diminuzione di estrogeni, oltre a causare l’aumento della fase di telogen, crea anche un aumento della produzione di sebo che rende i capelli più grassi, opachi, fragili e si viene a creare una tendenza alla comparsa di forfora anche in soggetti che non l’avevano mai avuta prima.

Capelli e allattamento

Per le mamme che allattano le cose peggiorano ulteriormente: la produzione del latte materno è infatti regolata da un ormone specifico, la prolattina, che non aiuta i capelli perchè ne indebolisce il bulbo causandone la caduta precoce. Nessuno si spaventi dunque se, durante il periodo dell’allattamento, la perdita di capelli aumenta in modo sostanzioso: si tratta di un processo totalmente naturale che riguarda tutte le donne.

Cosa fare per correre ai ripari?

Premettendo che questo fenomeno di caduta dei caeplli, totalmente naturale, è un fenomeno passeggero, ecco qualche consiglio per evitare di stressare ancor di più i capelli in questa delicata fase:
– Se la perdita di capelli è consistente, è bene evitare di spazzolare i capelli con troppa frequenza e in modo eccessivamente energico, soprattutto quando sono bagnati. Per districarli è bene preferire un pettine di legno a denti larghi e procedere con delicatezza e calma.
– Soprattutto nella fase più acuta di perdita dei capelli, sarebbe bene rinunciare per un po’ a pettinature strette, a code rigide, a trecce e a chignon che rischiano di spezzare i capelli già di per sè deboli e rovinati.
– Sempre nell’ottica di preservare i capelli e cercare di non danneggiarli ulteriormente, sarebbe bene ridurre il più possibile l’uso di piastre (sia liscianti che dei ferri per i boccoli) e di phon ad alte temperature e avere l’accortezza, durante l’asciugatura, di tenere il phon ad una giusta distanza.

Una corretta alimentazione può fornire un valido aiuto

Come sempre una dieta bilanciata può essere d’aiuto per far tornare i nostri capelli in salute; per produrre il latte infatti l’organismo femminile ha bisogno di una grande quantità di vitamine e di sali minerali ed in particolare necessita di ferro, vitamina C ed E e di zinco. Si tratta di sostanze che fanno molto bene anche ai capelli e che si trovano nella frutta e nella verdura di stagione, nelle uova, nei legumi, nella carne e nel pesce, solo per citare alcuni alimenti. Sarà il medico invece a valutare se e quando consigliare di assumere integratori appositi che forniscano alle donne che allattano il giusto apporto di sostanze e le energie per sostenere questo compito faticoso ma bellissimo e veramente importante.

Alcuni consigli

Non tutti lo sanno ma l’avocado è un frutto che può fornire un valido aiuto ai capelli stressati e indeboliti; il suo apporto è importante sia a livello di alimentazione, perchè ricco di vitamine, proteine e ferro, sia per uso estetico. Se l’avocado vi piace, vi consigliamo allora di prenderlo e di dividerlo a metà: una parte sarà da gustare e assaporare come merenda mentre con l’altra potrete realizzare delle maschere naturali, semplici da fare, che ridoneranno ai vostri capelli la morbidezza e la luminosità momentaneamente perdute. Sul nostro sito bellifuoriedentro vi proponiamo due ricette davvero efficaci, da realizzare in poche mossi e con ingredienti di facile reperibilità.
albicocche benefici

Albicocche, benefici e proprietà utili per la pelle e la salute

Uno dei frutti che più ci rimanda all’estate, per il suo colore arancione, la sua polpa carnosa e il suo sapore dolce e intenso. Gustosa, digeribile, rinfrescante e a basso contenuto calorico, l’albicocca è ricca di minerali e vitamine, rigenera la struttura del sangue, rinforza sistema nervoso e intestino e contrasta l’invecchiamento e le malattie degenerative. Insomma, un toccasana per la nostra salute e un’ottima risposta alla fame estiva di metà mattina e metà pomeriggio, da mangiare senza moderazione!

Origine e generalità dell’albicocca

L’albicocca è il frutto prodotto dall’albicocco (Prunus armeniaca), una pianta appartenente alla famiglia delle Rosacee, la stessa del pruno, del pesco e del ciliegio. È una pianta antichissima (ca. 4.000 anni), originaria della Cina nordorientale. Da qui si è diffusa passando attraverso le zone centrali dell’Asia per arrivare fino in Armenia, regione in cui Alessandro Magno la scoprì. Furono però gli Arabi a portarla nel bacino del Mediterraneo e sino a noi.

L’albicocco è una pianta caduca, con foglie verdi, cuneiformi, lisce e sottili. I fiori che sbocciano in primavera, hanno petali di colore bianco-rosato. I frutti sono gialli o arancioni, a volte sfumati in rosso e sono vellutati da una peluria sottilissima; all’interno si trova un seme osseo a forma ovoidale.

Stati Uniti, Spagna, Italia, Francia e Grecia sono i maggiori produttori di albicocche a livello mondiale.
Le varietà di albicocche sono molte, e variano per dimensione e colore del frutto.
I frutti freschi si trovano nei mercati nel primo periodo estivo, ma le albicocche sono comunque presenti tutto l’anno conservate e trattate in diversi modi: essiccate, sciroppate, usate per produrre succhi, marmellate, mostarde e gelatine.

Le proprietà e i benefici dell’albicocca

L’apporto calorico delle albicocche è molto basso e corrisponde a 28 calorie per 100 grammi di polpa di albicocca. Come tutta la frutta, è composta in gran parte da acqua (85% circa), proteine in minima parte, glucidi e fibra alimentare (principalmente Pectine); buona la presenza di minerali, soprattutto il potassio a cui fanno seguito calcio, fosforo, sodio e ferro. Le albicocche contengono vitamina A (due etti di albicocche forniscono il fabbisogno giornaliero di vitamina A per una persona adulta), B e, in misura minore, vitamina C e PP. E’ uno dei frutti con le dosi più elevate di carotenoidi.

E’ senza dubbio un frutto con buone proprietà dal punto di vista nutrizionale, ad assorbimento rapido e con una buona digeribilità. La sua assunzione è per questo particolarmente indicata per chi ha problemi di anemia o di spossatezza cronica, per le persone convalescenti, per gli anziani e per i bambini nell’età della crescita.

Vediamo quali sono i benefici che possiamo ricavare dal consumo di albicocche:

  • contribuiscono alla salute degli occhi, della pelle, dei capelli e delle gengive
  • aiutano il bilanciamento della pressione sanguigna, la funzionalità cardiaca e contrastano la formazione di placche sulla parete interna delle arterie
  • sono ideali per combattere l’anemia, grazie a potassio, ferro, cobalto e rame. L’ideale per sfruttare appieno le proprietà anti-anemiche dell’albicocca è assumere tre albicocche al mattino a digiuno (fresche e ben mature) e poi nient’altro per mezz’ora
  • sono particolarmente ricche di boro, un elemento che è stato recentemente riconosciuto come fattore di prevenzione contro l’osteoporosi, in quanto è in grado di limitare il livello di estrogeni nelle donne in post-menopausa
  • sono utili per lo sviluppo delle ossa e per il corretto funzionamento di tutti i tessuti del nostro organismo
  • hanno effetti lassativi grazie alla presenza in dosi elevate di uno zucchero, il sorbitolo, che protegge l’intestino da diversi disturbi, tra cui la diverticolite
  • sono in grado di prevenire vari disturbi a livello nervoso e muscolare per l’alta percentuale di potassio
  • sono un ottimo alimento per la prevenzione dei tumori. Uno studio pubblicato dall’American Cancer Society sostiene che le albicocche e altri alimenti ricchi di carotene come le carote, possono ridurre il rischio di cancro alla laringe, esofago e polmoni. Una manciata di albicocche contiene il 100% della dose giornaliera raccomandata di beta-carotene, un potente antiossidante che il nostro corpo converte in vitamina A, in grado anche di stimolare la produzione di melanina, la sostanza responsabile dell’abbronzatura e della protezione della pelle
  • essendo ricche di betacarotene e licopene, ostacolano il processo mediante cui si forma il colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”)
  • sono una buona alternativa ai diuretici chimici
  • sono ricche di minerali indispensabili per la produzione degli ormoni sessuali; addirittura un tempo le donne cinesi mangiavano albicocche per favorire la fertilità.

Modi di conservazione delle albicocche

Le albicocche fresche che non hanno raggiunto una completa maturazione andrebbero conservate a temperatura ambiente. Una volta giunte a maturazione possono essere conservate in frigorifero (al massimo per 6-7 giorni).

Albicocche essiccate – Una delle caratteristiche delle albicocche secche è quella di mantenere intatti i sali minerali che si trovano normalmente nel frutto fresco. Ancora più di rilievo è l’alto contenuto di fibra alimentare che aiuta le funzionalità dell’intestino e riduce il tasso di colesterolo e di zucchero presenti nel sangue. Di solito le albicocche essiccate vengono trattate con anidride solforosa per mantenerne il colore vivace, ma se ne trovano anche senza coloranti che rimangono di un colore più marrone.
Albicocche sciroppate – Sono molto caloriche (a causa dell’aggiunta di zucchero); il loro consumo deve essere quindi oggetto di attenta valutazione.

Laetrile o Vitamina B17 e Semi di Albicocca

I semi di albicocca sono un concentrato di benefici per la salute. Le popolazioni del Pakistan ne sono a conoscenza da secoli. In particolare il popolo Hunza sarebbe il maggior utilizzatore e conoscitore delle proprietà benefiche dei semi di albicocca (oltre che dell’olio ricavato da essi e dei frutti secchi). I maggiori benefici attribuiti ai semi di albicocca riguarderebbero le proprietà anticancro. Il tema però è ultimamente molto controverso, vediamo perché.

La sostanza “miracolosa” contenuta nei semi del nocciolo dell’albicocca è la vitamina B17 (laetrile), una sostanza che per alcuni sembra essere in grado di aggredire e annientare le cellule malate dell’organismo. Secondo una ricerca condotta dal dott. Dean Burk del National Cancer Institute, pare che la vitamina B17 reagisca con l’enzima glucosidase presente solo nelle cellule malate di tumore, sprigionando cianuro che annienta le cellule cancerose (le cellule sane non vengono attaccate in quanto non contengono l’enzima glucosidase). Il cancro sembrerebbe infatti una malattia quasi sconosciuta alle popolazioni che seguono un’alimentazione ricca di vitamina B17 (contenuta anche in legumi come le fave o i piselli, nei germogli di legumi e cereali, nell’erba medica, nella lattuga, nelle rape ed in altri ortaggi e bacche).

Di contro, negli ultimi anni, tali proprietà sarebbero state fortemente ridimensionate. Diversi studi hanno affermato che non c’è alcun effetto positivo come anticancro e pare anche che l’acido cianidrico che contengono, sia una molecola potenzialmente nociva anche a piccole dosi. Considerando però che il loro normale impiego come integratori di vitamina B17 prevede il consumo di 1 o 2 semi di albicocca al giorno, il rischio non dovrebbe sussistere.
Attenzione, la vitamina B17 è presente in quantità maggiore nei semi di albicocca amari rispetto a quelli dolci. I semi amari provengono dalle albicocche selvatiche, dal sapore acidulo, mentre i semi dolci vengono ottenuti dai frutti freschi e maturi, comunemente venduti nei nostri mercati. I noccioli di albicocca andrebbero assunti insieme al frutto fresco o essiccato per godere appieno delle loro proprietà.

Olio di albicocca, per una pelle vellutata

Dalla spremitura a freddo dei noccioli che si trovano all’interno delle albicocche si ricava un ottimo olio commestibile dal sapore delicato, utilizzato anche in cosmesi naturale per le pelli secche e sensibili.
Per quanto riguarda l’uso alimentare, può essere ingerito a cucchiaini o usato per condire insalate e pietanze nell’alimentazione quotidiana; è ricchissimo di antiossidanti, acidi insaturi e vitamina E.

Applicato sul viso ha un effetto calmante sulla cute infiammata o irritata e aiuta a ridurne lo stress. Viene anche utilizzato sulla pelle delicata per la sua azione protettiva, poiché difende dagli agenti atmosferici esterni (sole, freddo, vento ecc.) soprattutto in caso di fragilità capillare e couperose. Può essere usato come struccante naturale.

Essendo molto emolliente e nutriente, favorisce l’elasticità della pelle e può essere utilizzato per trattare le smagliature. Usato dopo il bagno o la doccia aiuta a evitare la desquamazione e l’inaridimento della cute fragile o secca ed è di facile assorbimento.
E’ ideale anche per rendere lucide e morbide le capigliature spente, sfibrate e sciupate, se applicato come impacco prima dello shampoo, miscelato con olio di lino e olio di cocco.

Albicocche, elisir di bellezza

Fra le tante virtù delle albicocche, c’è anche quella di prestarsi a impacchi e maschere di bellezza che aiutano a nutrire la pelle, ad attenuare le piccole rughe e a rilassare la pelle stressata dal sole.
Impariamo come utilizzare l’albicocca per aiutare la pelle del nostro viso.

Maschera per tutti i tipi di pelle

Semplicissima da preparare, dona colore al viso e toglie il grigiore dell’inverno. Prendete tre albicocche grandi e mature, frullatele fino a ottenere un impasto omogeneo e stendete sul viso per 15 minuti. Per un effetto rinfrescante, mettete in frigo per almeno mezza giornata.

Maschera tonificante e rinfrescante

Pelate due o tre albicocche abbastanza mature e tritatene finemente la polpa. Aggiungete del latte fino a ottenere un composto cremoso e fate riposare per trenta minuti. Dopo aver pulito la pelle del viso con olio di mandorle eliminandone l’eccesso con un fazzolettino di carta, stendete quindi il composto, facendo attenzione a lasciare fuori la zona intorno agli occhi. Tenete in posa per 30 minuti, poi risciacquate con acqua tiepida e passate un tonico non alcolico per pelli delicate.

Maschera per pelli stressate

Aiuta ad attutire le piccole rughe. Sbucciate 2 albicocche e una pesca eliminando il nocciolo. Frullate il tutto fino a ottenere una specie di purea liscia e omogenea. Inserite, mescolando con un cucchiaio, 1 cucchiaio di fiocchi d’avena. Essendo molto ricca di amido e vitamina A ed E, è ottima da stendere sulle zone inaridite. Lasciate agire per venti minuti.

Maschera esfoliante

Prendete un recipiente e unitevi tutti gli ingredienti insieme: 1 cucchiaino di farina di nocciolo di albicocca finemente tritata (o se non ne avete, usate farina di avena o farina di mandorle), 3 cucchiai di polpa di albicocca, 3 cucchiai di polpa di papaya. Applicate su viso e collo il composto ottenuto e lasciate agire per 20 minuti. Risciacquate delicatamente facendo un leggero scrub.

Crema idratante

Rinfresca, ammorbidisce e rende la pelle elastica. Lavate accuratamente due albicocche, asciugatele e privatele della buccia e del nocciolo. Schiacciate la polpa fino a ottenere un composto omogeneo e denso, poi aggiungete un cucchiaio di miele e alcune gocce di olio di mandorle dolci. Mescolate bene e stendete la crema sul viso, lasciandola in posa per circa dieci minuti. Risciacquate con acqua fredda.

come proteggere gli occhi dal sole

Come proteggere gli occhi dal sole

Che sia estate al mare o inverno sulla neve, i nostri occhi sono spesso esposti alla luce solare e ai suoi raggi ultravioletti, a volte anche senza protezione. Mentre ormai i rischi del sole sulla pelle sono conosciuti da tutti e la maggior parte di noi si protegge adeguatamente, agli occhi non stiamo sempre attenti. E invece bisogna pensarci! E’ stata provata, infatti, una correlazione tra l’esposizione ai raggi Uv e patologie oftalmiche a breve e a lungo termine. Occorre, quindi, conoscere i rischi a cui esponiamo gli occhi quando prendiamo il sole o facciamo una lampada abbronzante e imparare a proteggerli adeguatamente.

Effetti di un’eccessiva esposizione al sole

La luce del sole e in particolare, l’eccesso di Uv, così come il riverbero (specie se gli occhi sono chiari) sono alquanto dannosi a livello oculare in assenza di protezione. Possono danneggiare la cornea, il primo filtro per le radiazioni luminose,
parte del cristallino riducendone la trasparenza e provocando danni che possono aggravarsi con l’età e la retina, la parte più vulnerabile, i cui danni sono in larga misura irreversibili. Le palpebre e le lacrime sulla superficie oculare (film lacrimale) offrono una prima difesa nei confronti dell’ambiente esterno. Tuttavia, quando apriamo gli occhi il film lacrimale non riesce a schermare l’occhio dalle radiazioni solari.
Ecco i rischi a cui possiamo andare incontro:

cheratocongiuntivite attinica – un’infiammazione acuta che colpisce sia la congiuntiva sia la cornea, e provoca forte lacrimazione, prurito, bruciore, gonfiore alle palpebre, sensazione di sabbia negli occhi, vista annebbiata o ridotta

fotocheratite – senso di bruciore e accecamento temporaneo indotto da raggi Uv riflessi (acqua, neve, nel deserto ecc.). Un’intensa radiazione solare può causare fotocheratite anche solo dopo 30 secondi. I soggetti maggiormente a rischio sono gli addetti alla saldatura o coloro che fanno un uso frequente delle cabine abbronzanti

opacità del cristallino (cataratta) – è tra i rischi a lungo termine e si tratta
di un’opacizzazione della lente naturale (cristallino) all’interno dell’occhio. La cataratta è la causa principale di cecità curabile in tutte le zone del mondo, soprattutto negli adulti dai 55 anni di età. Provoca offuscamento e distorsione della vista

degenerazione maculare senile – può causare cecità ed è provocata dall’esposizione prolungata alla luce blu, uno spettro di luce emesso dal sole, ma anche artificialmente da tablet, computer e Led vari

maculopatia foto traumatica – un danno irrimediabile, che avviene se si fissa il sole troppo a lungo, che comporta la degenerazione della zona maculare, la parte più nobile della retina (l’area centrale) che serve per avere una visione centrale distinta (da cui dipendono la lettura, la guida, la visione dei volti, ecc.). Può portare anche alla perdita temporanea o permanente della vista. Attenzione, quindi a non fissare mai direttamente il sole e in caso si voglia osservare un’eclissi solare, utilizzate dei filtri particolari

tumore oculare – nel lungo periodo, l’esposizione prolungata ai raggi solari può accrescere il rischio di contrarre il melanoma dell’iride o della coroide o concorrere a provocare tumori della pelle intorno alle palpebre e della congiuntiva.

Terapie da adottare in caso di disturbi causati dal sole

La cosa principale da fare è quella di recarsi da un oculista che valuterà l’entità del danno e saprà consigliarvi la terapia da seguire. Anche l’utilizzo dei colliri senza prescrizione medica, infatti, può risultare dannoso se non si utilizza quello corretto. In caso di fastidi come il bruciore o l’arrossamento, l’unico rimedio che si può adottare senza consultare il medico sono le lacrime artificiali, che però non sempre sono efficaci.

Come proteggere gli occhi dal sole

Soprattutto al mare, in montagna o quando si utilizzano lampade abbronzanti, è importante proteggere gli occhi indossando occhiali da sole con filtri a norma di legge, magari avvolgenti in modo da proteggere anche dai raggi nocivi laterali. E’ meglio acquistare gli occhiali da sole nei negozi specializzati, scegliendo occhiali certificati in base alle direttive della Comunità Europea, marchiati CE. Attenzione, però, il marchio CE come Comunità Europea è stato sapientemente copiato dai cinesi che hanno creato il marchio China Export, pressoché identico. E’ difficile distinguerli, occorre fare attenzione a un unico dettaglio, cioè la distanza fra le lettere: il marchio europeo ha più spazio tra le lettere, quello cinese ha invece uno spazio tra le due lettere quasi nullo. Inoltre, gli occhiali per legge devono essere dotati di un libretto in cui è indicato il grado di protezione da Uv che va da 1 a 5. Per andare al mare o in montagna, è sufficiente il 3, ma se si va a sciare sul ghiacciaio serve un filtro di livello 5. Vanno in assoluto evitati gli occhiali con lenti colorate o scure senza queste caratteristiche, poiché possono a loro volta creare un ulteriore danno: l’iride e in particolare la pupilla rappresentano il sistema di protezione naturale del nostro occhio, poiché quando la luce è intensa la pupilla tende a stringersi per farne entrare meno; se indossiamo un paio di occhiali scuri senza filtri Uv, però, la pupilla percepisce meno luce e si dilata lasciando così entrare più Uv creando un danno che non ci sarebbe se l’occhio fosse nudo.
Oggi è possibile persino personalizzare l’occhiale in base al tipo di vacanza e alla propria condizione di vista, grazie a lenti alla melanina che proteggono anche dalla luce blu, e lenti polarizzate particolarmente indicate in condizioni di luce abbagliante o di elevata illuminazione perché filtrano i riflessi. Anche il colore della lente può essere scelto in base al tipo di problema: per i miopi meglio una lente marrone, per gli ipermetropi il verde-grigio.

Per chi e quando è necessario proteggere gli occhi

  • Bambini e anziani sono i soggetti più sensibili e a rischio. Per i bambini al di sotto dei dieci anni, poiché l’apparato visivo è ancora in crescita, non bisogna optare per occhiali che piacciano per il colore e il soggetto ritratto, ma occorre scegliere delle lenti buone e non badare al risparmio. Negli anziani, è altrettanto importante la scelta dell’occhiale da sole, dato che la loro lacrimazione è più scarsa, il cristallino più opaco e c’è una maggior predisposizione alla maculopatia. Possono prenderlo graduato e optare per uno fotocromatico che si scurisce con la luce.
  • Soprattutto se si va in barca o si praticano sport acquatici (kayak, windsurf, kitesurf, ecc.) è fondamentale difendersi dal riverbero del sole sull’acqua e utilizzare occhiali con montature grandi, avvolgenti e resistenti agli urti, con lenti ad alto assorbimento.
  • Anche se si sta all’ombra, non ci si deve dimenticare di indossare gli occhiali, poiché i raggi Uv vengono riflessi dal mare, dalla sabbia, dalla neve o dal cemento.
  • Le nuvole proteggono poco: persino nelle giornate coperte ben l’80% dei raggi filtra indisturbato.
  • Più si sale più l’intensità dei raggi solari aumenta: 6-8% in più ogni 1.000 metri (il 12% in più ad altitudini molto elevate). Se fate trekking o andate in alta montagna, acquistate degli occhiali avvolgenti e con lenti adeguate.

La dieta per prevenire i disturbi del sole agli occhi

Come tutti gli organi del nostro corpo, anche l’occhio e le sue funzioni traggono benefici da una corretta e mirata alimentazione. Ecco qualche consiglio in merito:

  1. consumare molta frutta (soprattutto mirtilli, arancia, kiwi e albicocche) e verdura (carote, peperoni, pomodori, vegetali a foglia verde), ricche di vitamine
  2. seguire una dieta povera di grassi
  3. mangiare spesso pesce e cibi ricchi di omega-3 e omega-6, poiché questi acidi grassi aumentano le sostanze antiossidanti, difendendo la macula
  4. assumere luteina, un pigmento giallo che si trova in molti vegetali, frutta, grano e anche tuorlo d’uovo. Nel nostro organismo si accumula soprattutto nell’occhio e in particolare nella macula. La luteina oltre ad essere un potente antiossidante in grado di proteggere le strutture oculari dai danni dei radicali liberi, insieme alla zeaxantina, suo isomero, forma il pigmento maculare, una sorta di filtro che assorbe i raggi della luce blu e quelli ultravioletti (Uv), impedendo alle radiazioni nocive di raggiungere e danneggiare il tessuto sensibile della retina. La luteina però non viene prodotta dal nostro organismo e può solo essere assunta con gli alimenti o gli integratori. Molti ricercatori hanno dimostrato che una dieta ricca di luteina o un supplemento di tale sostanza è in grado di ridurre il rischio di insorgenza della degenerazione maculare senile (DMLE)
  5. bere molta acqua, perché anche l’occhio può soffrire di disidratazione e chi ne paga le conseguenze è soprattutto il corpo vitreo, il liquido gelatinoso che riempie il bulbo oculare
  6. assumere complessi multivitaminici contenenti vitamina A, C ed E, selenio, zinco e luteina, per chi è affetto da distrofie retiniche

Cosa fare se si portano le lenti a contatto

Premesso che al mare le lenti a contatto andrebbero tolte e sostituite con gli occhiali per evitare arrossamenti dovuti da sole, riverbero, ecc., ecco come comportarsi nel caso non poteste farne a meno:

  • evitate di addormentarvi al sole
  • evitate di fare entrare sabbia negli occhi
  • utilizzate spesso le lacrime artificiali perché l’occhio d’estate tende a seccarsi maggiormente
  • fate il bagno in mare senza lenti a contatto; se proprio lo doveste fare con le lenti, indossate gli occhialini e mettetele nel liquido subito dopo il bagno per evitare che vi si depositi il sale e per disinfettarle
  • usate le lenti a contatto giornaliere per diminuire la possibilità di infezione soprattutto se non riuscite a pulirle quotidianamente
  • portate con voi sempre gli occhiali da vista per poterle togliere in caso di fastidio o occhio rosso
  • utilizzate lenti a contatto da sole con un’ampia copertura anche dei raggi ultravioletti. Attenzione però che le lenti con protezione Uv non proteggono l’intero occhio, ma solo la cornea. Usateli quindi in associazione agli occhiali da sole. Se si fa trekking in alta quota, utilizzate lenti a contatto morbide con filtro Uv e con elevati valori di DK (capacità del materiale di trasmettere ossigeno) poiché in montagna l’ossigeno si riduce notevolmente.

Anche nelle acque dolci (piscina, laghi e fiumi) le lenti vanno tolte, poiché potrebbe essere presente un microorganismo pericoloso per la cornea, l’Acanthamoeba, che normalmente non penetra nella superficie dell’occhio, mentre i microtraumi provocati dalla lente potrebbero facilitare l’insorgere dell’infezione e causare la cheratite.

cime di rapa

Cime di rapa, ricche di minerali e vitamine

Le cime di rapa rappresentano un classico ingrediente della tavola italiana autunnale e invernale. Hanno un’importanza prevalentemente locale, legata alla cucina tradizionale dell’Italia centro-meridionale, in particolar modo della Puglia, regione in cui uno dei piatti tipici sono proprio le orecchiette con cime di rapa. Di questo ortaggio, si mangiano le foglie più tenere, parte dei gambi e i germogli che per essere freschi devono essere ancora totalmente chiusi. Le cime di rapa vanno consumate cotte e hanno un sapore molto caratteristico, un po’ amarognolo e leggermente piccante.

Descrizione delle cime di rapa

La cima di rapa è un ortaggio originario delle regioni mediterranee adatto a qualsiasi tipo di terreno, la cui produzione è distribuita per il 95% tra Puglia, Lazio e Campania.
Si racconta che i nostri emigranti la portarono con loro quando partirono per gli Stati Uniti, all’inizio del XX sec. e dall’America la fecero conoscere in Australia e Canada.

Le cime di rapa si possono trovare in diverse forme, a seconda della varietà. Possono essere classificate in base alla località in cui vengono coltivate (Cima di Castrovillari), in base alla lunghezza del ciclo vegetativo (cima Natalina o cima Marzatica), oppure in base alla varietà precoce (che impiega ca 80 giorni dalla semina alla fioritura) o alla varietà tardiva (impiega invece 190-200 giorni).

Le foglie sono lisce, dentate, allungate e di colore verde scuro; le infiorescenze sono raggruppate e più o meno globose. I gambi e gli steli, più o meno spessi, si presentano turgidi e, a volte, necessitano d’esser decorticati superficialmente. I fiori sono di colore giallo, ma le cime di rapa vanno raccolte prima dell’apertura dei fiori. 

In genere, vengono commercializzate come germogli interi (ancora uniti dalla base della radice), come fiori (infiorescenza) senza foglie e, erroneamente, anche come foglie senza fiori.

Composizione e valore nutrizionale

La cima di rapa è poco calorica, con un valore di 22 kcal su 100 g.
La sua composizione chimica media è la seguente:

  • 92% di acqua
  • 2,9% di proteine
  • 0,3% di lipidi
  • 2% di carboidrati
  • 2,9% di fibra

In 100 g di parte commestibile si trovano:

  • 1,5 mg di ferro
  • 97 mg di calcio
  • 69 mg di fosforo
  • 225 µg di vitamina A e 110 mg di vitamina C
  • un elevato contenuto di polifenoli.

Proprietà delle cime di rapa

Con l’arrivo della stagione fredda, nasce la necessità di aggiungere alla nostra dieta una serie di sostanze naturali che ci aiutano a combattere i malanni stagionali. Le Brassicacee, una famiglia di verdure tra le quali troviamo cavoli, broccoli, cavolfiori, rape e cime di rapa, sono il nostro pronto soccorso naturale per affrontare questi problemi. Vediamo nello specifico perché le cime di rapa non dovrebbero mancare sulla nostra tavola:

  1. sono ricche di minerali, in particolare calcio, fosforo e ferro. Per poter assimilare al meglio il ferro, è consigliabile mangiarle leggermente sbollentate in acqua salata e condite con limone;
  2. sono piuttosto ricche di vitamine, in particolare A, B2, C, K e di proteine;
  3. contengono vitamina C, che aiuta a sviluppare la resistenza dell’organismo contro le infezioni virali, aiuta l’aggressione dei globuli bianchi, accelera la guarigione delle ferite e combatte i radicali liberi;
  4. il loro contenuto di acido folico le rende un alimento particolarmente utile in gravidanza.

Grazie alla loro composizione e alle loro proprietà, le cime di rapa sono indicate per diversi motivi e cioè:

  • sono molto digeribili, disintossicanti, depurative, favoriscono l’appetito e contengono poche calorie;
  • aiutano a spazzare via le tossine, rimineralizzando i tessuti e sono ottimi antiossidanti;
  • sono ideali anche per chi non tollera latte e derivati e consenguentemente soffre di ritenzione idrica;
  • sono utili per attenuare la sensazione di nausea;
  • sono uno dei principali rimedi naturali per la stitichezza, poiché aumentano l’apporto di fibre. Per essere di aiuto, non devono necessariamente esser lessate ma possono essere anche cotte al vapore o stufate in padella e condite con olio d’oliva, un altro ottimo alleato contro la stitichezza;
  • sono in grado di ripristinare l’equilibrio psicofisico, come tutte le verdure a foglia verde che crescono verso l’alto (porri, cipollotti, bietole, foglie di ravanelli, insalate ed erbette di campagna).

Le cime di rapa in cucina

La cime di rapa sono molto più saporite appena raccolte ed è consigliabile acquistarle ben fresche, il che vuol dire complessivamente turgide (non comprarle se hanno stelo molle e foglie appassite) e con i fiori completamente chiusi. È comunque possibile conservarle in frigorifero per 4/5 giorni, l’importante è non lavarle e tenerle chiuse in un sacchetto di plastica forato.
Una ricetta tipica della cucina pugliese sono le orecchiette con cime di rapa, ma queste ultime possono essere utilizzate in tanti altri modi: bollite (per essere pronte occorrono 6-7 minuti di bollitura, ridotti a 2-3 minuti in caso di pentola a pressione) e condite con olio o limone, oppure soffritte o cotte in padella (se cotte a crudo in un tegame, ci vogliono ca. 20 minuti di cottura, aggiungendo il sale a metà).
Sono indicate soprattutto per accompagnare alimenti poco saporiti, come la pasta, le patate o il tofu, in quanto, grazie al loro particolare sapore, conferiscono una leggera nota piccante.

Tisana con le cime di rapa

Per riciclare l’acqua di cottura e sbloccare naso e gola, niente di meglio che prepararsi una tisana!
Gli ingredienti che occorrono sono:

  • acqua di cottura 
delle cime di rapa
  • 1 rametto e 1/2 di rosmarino
  • cannella in polvere
  • zenzero (meglio se fresco, in alternativa va bene quello macinato)
  • chiodi di garofano
  • succo di limone

Riscaldate l’acqua, poi mettete in infusione per almeno 5 minuti tutti gli ingredienti tranne il succo di limone, regolando le dosi a seconda del proprio gusto e della quantità d’acqua a disposizione. Infine versate la tisana nella tazza, filtrandola, e aggiungete un po’ di succo di limone ed eventualmente del dolcificante se desiderate.
Questa tisana aiuta in caso di raffreddori e mal di gola ed è un valido sostituto alle medicine, se il problema non è di un’entità tale da necessitare una vera terapia farmacologica.

benefici del pomodoro

Pomodori: 6 buoni motivi per mangiarli

I pomodori sono buoni, freschi, rapidi da preparare e apprezzati sia nell’insalata, sia cotti fino a diventare il sugo che essiccati. Eppure sono ben altre le caratteristiche che dovrebbero farci apprezzare il pomodoro: questa verdura infatti è veramente uno scrigno ricco di benefici! Non ci credete? Allora leggete: vi sveleremo sei buoni motivi per rendere i pomodori parte integrante della vostra alimentazione quotidiana!

#1 Sono ricchi di vitamina C

I pomodori sono ricchi di Vitamina C, una vitamina veramente importante per il funzionamento del sistema immunitario. I medici consigliano di assumere quotidianamente la giusta dose di vitamina C e i pomodori, che ne sono davvero ricchi, aiutano ad assolvere questo compito al meglio!

#2 Sono amici del cuore

I pomodori sono amici del cuore; sembrerebbe infatti che il consumo costante di pomodori, sia cotti che crudi, aiuti a prevenire le malattie cardiovascolari, diminuendo il rischio di contrarre patologie di questo tipo.

#3 Hanno un forte potere antiossidante

I pomodori hanno un forte potere antiossidante grazie al licopene, una sostanza contenuta sia nella polpa che nella buccia di questa verdura, in grado di rallentare i naturali processi d’invecchiamento di organi e tessuti e di proteggere l’organismo dalle malattie degenerative legate all’avanzare degli anni.

#4 Contro l’osteoporosi

I pomodori aiutano a contrastare l’insorgenza dell’osteoporosi, sempre grazie al licopene che essi contengono. Per questo motivo, salvo particolari controindicazioni o allergie, viene spesso consigliato alle donne in menopausa, più soggette alla comparsa di osteoporosi, di integrare la loro alimentazione con una buona dose di pomodori, proprio a scopo preventivo.

#5 Aiutano a proteggere la vista

Con una dieta ricca di pomodori, anche gli occhi traggono importanti giovamenti! Betacarotene e luteina sono le due sostanze, contenute nei pomodori, che aiutano a proteggere la vista e gli occhi e a ritardare quei processi degenerativi legati all’età e all’invecchiamento dell’organismo.

#6 Aiutano la diuresi

Infine, ultimo nell’elenco ma non meno importante degli altri, il sesto buon motivo per mangiare i pomodori riguarda le grandi proprietà diuretiche di questa verdura. Il pomodoro infatti ha un alto contenuto d’acqua e se viene consumato fresco, soprattutto in estate, stimola e favorisce la diuresi e l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

Ma il suo gelato è artigianale? Gelateria Milano Lo Gnomo Gelato

“Ma il suo gelato è artigianale?” Quanti di noi hanno posto almeno una volta la domanda al nostro gelatiere preferito… senza immaginare nemmeno lontanamente la definizione esatta di “gelato artigianale“. Nel corso degli anni, il concetto di gelato artigianale ha conosciuto diverse interpretazioni, alcune delle quali, fantasiose e bizzarre. Tutto questo ha portato a una disinformazione generale.

Parla Andrea Bistaffa della gelateria Milano Lo Gnomo Gelato

“In realtà – spiega Andrea Bistaffa, titolare della gelateria Milano Lo Gnomo Gelato – le definizioni di artigianalità di un prodotto spesso non gli rendono giustizia, quindi cercherò di dare quella che secondo me può essere la definizione più valida del concetto di gelato artigianale, una definizione che tutti i miei colleghi gelatieri, quelli veri, quelli che veramente sono impegnati nella produzione del gelato artigianale, non potranno far altro che condividere.
Credo si possa definire il gelato come artigianale quando il gelatiere trasforma in gelato la materia prima, senza ricorrere a prodotti pronti o a semilavorati che vanno solamente mantecati o allungati. Personalmente ritengo che non basti mantecare una miscela per definire un gelato artigianale, non credo che mantecare un prodotto che richiede solo una minima lavorazione, una semplice aggiunta da parte del gelatiere, possa essere definito un processo artigianale. Il gelato artigianale si fa partendo dalla panna, dallo zucchero e da tutti gli ingredienti che lo compongono, e la lavorazione e la trasformazione di tali ingredienti avrà come risultato un vero gelato artigianale dal gusto inimitabile, un qualcosa che ad oggi purtroppo non tutti sono in grado di fare, un processo complesso che richiede applicazione, studio e calcoli, ma che avrà un risultato inimitabile. Tale processo è alla portata di tutti, richiede solamente tanto impegno ma il gelato artigianale non è una chimera nemmeno per la casalinga di turno”.

“L’importanza degli ingredienti nella mia gelateria a Milano”

Se l’artigianalità di un prodotto è senza dubbio un importante e imprescindibile valore aggiunto, non possiamo trascurare tutti gli altri elementi che entrano in gioco nella preparazione del gelato. “Nella mia gelateria a Milano materie prime, processi produttivi, lavorazione e accorgimenti vari sono altrettanto importanti. Mi piace definire un prodotto di “qualità” solo quando questo è realizzato tenendo conto di ogni singolo aspetto, in modo da poter percepire una qualità a 360° nel prodotto finale. È necessario essere perfezionisti sotto ogni punto di vista senza sottovalutare o tralasciare alcun aspetto riguardante il nostro prodotto e la sua lavorazione. Solo così, essendo all’altezza in ogni elemento, potremo definire il nostro risultato come un prodotto di qualità. E se ve lo state chiedendo, la risposta è sì, anche in casa è possibile realizzare un gelato di qualità assoluta, qualità a 360°”. E proprio per questo Andrea Bistaffa ha realizzato un corso online, attraverso il quale dà la possibilità a tutti di poter produrre a casa propria un ottimo gelato artigianale.