Cos’è la stanchezza primaverile?

Le giornate si allungano, i fiori sbocciano, le temperature si scaldano e noi, invece di godere appieno dei primi segnali della bella stagione, siamo vittime della stanchezza primaverile. Lo dicono gli esperti: a soffrire dei tipici sintomi della stanchezza primaverile come spossatezza, irritabilità, mancanza di energie e difficoltà a concentrarsi, sono davvero in molti. Ma di cosa si tratta? La stanchezza primaverile, chiamata anche astenia, è un leggero malessere causato dal passaggio dall’inverno, con i suoi rigori, il suo buio, i virus influenzali e le temperature fredde, ai primi caldi primaverili.

Si tratta di un malessere molto diffuso che sono in tanti ad avvertire

C’è chi prova solo un po’ di stanchezza e chi invece si sente debilitato e fortemente irritabile, i sintomi sono soggettivi e variano da persona a persona ma sono pochi coloro che trascorrono indenni il passaggio di stagione, senza avvertire nemmeno un sintomo. La causa specifica di questo malessere qual è? Gli esperti, dopo aver condotto numerose ricerche a riguardo, sono giunti alla conclusione che questa sorta di spossatezza cronica che caratterizza il passaggio di stagione non sia altro che lo sfogo della stanchezza accumulata durante l’inverno. I primi caldi, ma anche gli sbalzi di temperatura che caratterizzano la stagione primaverile, sembrano inizialmente toglierci le energie semplicemente perchè il nostro fisico ha bisogno di abituarsi ai nuovi ritmi e ha bisogno di risvegliarsi lentamente dal torpore invernale. Luce e clima influenzano infatti notevolmente il nostro corpo, per non parlare del cambio dell’ora che sposta in avanti le lancette dell’orologio, che ci fa dormire un’ora meno e ci regala un’ora di luce in più; per il nostro corpo non è facile inizialmente adattarsi a questi nuovi ritmi biologici ed è proprio lo sforzo di adattamento del nostro organismo a farci sentire un calo di energie e di forze, un po’ di stanchezza e un grande bisogno di dormire e riposare per ricaricare le batterie!

Sistema immunitario: qualche consiglio per rafforzarlo

Non manca molto all’arrivo della primavera eppure le ondate di influenza, raffreddori e febbroni non accennano a diminuire. Come aiutare il nostro sistema immunitario e il nostro fisico, indebolito dalle battaglie già sostenute per proteggerci da virus e batteri, a resistere anche a questi ultimi attacchi? Non temete, siamo qui apposta per fornirvi qualche utile consiglio che vi consenta di correre ai ripari! Partiamo sempre dalle basi: cercate di mangiare bene, in modo sano e completo, con frutta e verdura di stagione per fornire al vostro corpo le giuste vitamine di cui ha bisogno e di bere il giusto quantitativo giornaliero di acqua. Ricordate che il riscaldamento secca le mucose e indebolisce il sistema immunitario per cui, quando possibile, fate in modo di mantenere la temperatura di casa o del luogo di lavoro tra i 18° e i 20°.

Difendere al meglio il nostro sistema immunitario

Quando l’influenza è nell’aria, per cercare di difendersi al meglio, è bene ridurre il più possibile il rischio di contagio lavandosi, ad esempio, spesso le mani, veicolo di germi e batteri e usando fazzoletti usa e getta da buttare immediatamente dopo l’utilizzo. Tenete poi presente che lo stress è il primo nemico delle nostre difese immunitarie: una vita fatta di ritmi troppo frenetici, malumori e poche ore di sonno non facilita affatto il lavoro di protezione che ogni giorno le difese immunitarie compiono a tutela del nostro organismo. Anche se non sempre è facile e non tutti gli stili di vita lo concedono, cercate di ritagliarvi nel corso della giornata dei momenti di pausa e di riposo, di dormire quando siete stanchi e di regalarvi, di tanto in tanto, dei momenti speciali di relax come una sauna, un massaggio o un pomeriggio senza impegni, occupato dalla lettura di un buon libro. Seguendo questi semplici consigli le nostre difese immunitarie si rafforzeranno e saranno, ci auguriamo, in grado a resistere agli ultimi attacchi influenzali.

Problema?! C’è una balena che ti aspetta

Mi auguro che il mio linguaggio sia comprensibile e arrivi a tutti. Sono passati tre mesi. Tre mesi fa mi presentarono un ragazzo in piscina (insegno nuoto e apnea) che mi definiscono problematico. Sono pelato ma all’improvviso qualche ciuffo spunta: “problematico: cosa vuol dire?” E’ una parola, “problema”, che genera onde di sofferenza enormi. Per me, esistono solo persone speciali, ognuna coi suoi tratti! “Guarda Angelo avremmo una missione per te, un bambino speciale!” il suono è diverso, vero!? Di fronte alla parola problema, se ci facciamo caso, vi è sempre un ricordo, un’immagine che si è strutturata dentro di noi. Un’immagine che ci fa credere di essere problema e talvolta ci paralizza. Vogliamo ancora usarla questa parola?!

Prefazione terminata… Questo bambino, che chiamerò Lupen, ha nove anni e dopo un anno circa di lezioni private nuota solo ancora a cagnolino: testa fuori, respiro affannoso, utilizzo degli arti superiori ed inferiori per sopravvivere, per non andare giù. Sul dorso? Scherziamo!!! La cosa importante è cercare di capire che le paure cosi come le difficoltà sono sempre un ponte per generare opportunità. Ognuno di noi può tracciare per se stesso e, in questo caso, per una terza persona il ponte ideale. Lupen, mi racconta di aver paura dell’acqua.
Prima domanda: Lupen ha paura dell’acqua o di qualcos’altro?
Riflessione: ogni bambino per consolidare la propria identità ha bisogno di essere riconosciuto…guardato, ascoltato, toccato.
AZIONE: mi metto muta e pinne e invito Lupen a considerarmi la su “BALENA”. Metto la sua guancia accanto alla mia, lo avvolgo con entrambe le braccia e la stessa cosa fa lui verso di me. Stiamo nuotando a pancia in su, a dorso insieme solo con l’utilizzo delle gambe. Lentamente, dopo qualche incontro, io continuo ad essere la sua balena e le sue braccia si aprono. Si staccano da me. Le sue braccia sono aperte, qualcosa di meraviglioso si sta muovendo dentro di lui. Imparo molto anch’io e mi commuovo. Strada facendo Lupen incomincia a sentirsi al sicuro e a raccontarmi di sé.
Seconda fase: la BALENA si immerge. Lupen si attacca alle mie spalle. Stabiliamo un linguaggio speciale: ogniqualvolta toccherà il mio orecchio destro, questo sarà il segnale per immergerci insieme. Si parte, su e giù, dagli abissi alla luce.
Riesco solo a sorridere dentro, commosso.
Terza fase: si gioca e lascio spazio a Lupen di fare quello che vuole. Fare quello che vuole o imitare…è tempo utile!
Quarta fase: Lupen si attacca alla pinna della BALENA. Lupen nuota pancia in giù attaccato al mio braccio mentre io con le pinne nuoto al suo fianco. Sento le sue mani strizzarmi l’avambraccio come quando il mio pappagallo, per giocare col suo becco, esplora il mio corpo…vai Lupen. Incomincia ad usare in maniera utile gli arti inferiori. Su e giù col capo si respira e si procede. Oggi Lupen nuota a dorso e sta imparando anche altro….

Ognuno di noi ha bisogno di essere riconosciuto, sempre più, e toccato. A voi genitori che leggete abbracciate i vostri figli. A voi fidanzati riscoprite la tenerezza, l’intimità. A tutti gli operatori “del corpo”: toccate e ricordate che il vostro tocco può essere portatore di consapevolezza. Lifeisagift, il mondo ha bisogno di tenerezza!
Angelo

Respiro: l’importanza della respirazione

Fin da piccolo ho praticato attività sportiva, oggi si dice attività motoria; prediligo la prima perché in me riecheggia più l’emozione del piacere e del divertimento rispetto al dover imparare e al saper fare. Fin da bambino correvo e per correre respiravo. Lo sapevo anche da piccino che se non avessi respirato non solo non avrei potuto correre, ma mi sarei precluso tante altre cose. Denis Lewis, grande esperto di taoismo e di altre filosofie orientali, nel suo libro “The Tao of Natural Breathing”, riporta questo pensiero taoista: “Respirare profondamente significa vivere profondamente, per manifestare tutta la forza del nostro innato potenziale ed essere vitali in ogni cosa che percepiamo, sentiamo, facciamo”. La consapevolezza del respiro ci riporta nel qui e ora, attenua emozioni dirompenti, ci apre al cambiamento, apre la porta al bello, ci permette di restare in contatto con noi stessi. Stare in apnea per un apneista è il massimo del piacere, del rilassamento e divertimento poiché è collegato a immagini e pensieri che lo fanno star bene. A volte mi sembra di vedere tanti apneisti infelici. Che non lo siano davvero? Quanti di noi stanno in apnea durante il giorno? Stare in apnea fuori dall’acqua significa precludersi la possibilità di ascoltare il proprio corpo, significa fare un bel nodo ad una arteria e dire al sangue: fermati per un attimo. Esatto: quando stiamo in apnea anziché continuare a muoverci, potremmo fermarci. Mettersi in ascolto di sé, di quel che accade dentro di sé, è uno dei più grandi doni che l’essere umano possa fare a se stesso e per far crescere la compassione nel mondo. Prana significa respiro, forza vitale, da pranayama. Un apneista impara ad essere forte ascoltando il proprio respiro. Ci sono tanti modi per dare un bacio al proprio respiro. Il più costruttivo è predisporsi in silenzio, da seduti, inspirando aria col naso ed espirando lentamente aria con la bocca…è gratis!

Cosa accade a livello fisiologico quando respiriamo? Quali sono i vantaggi di un respiro ampio, lungo, profondo, diaframmatico, consapevole?

  • Il respiro riduce il cortisolo ed il lattato indicatori di un corpo sotto stress.
  • Il sistema immunitario ed il sistema endocrino migliorano sensibilmente.
  • Il respiro induce un aumento degli enzimi antiossidativi proteggendo le cellule dai radicali liberi che causano invecchiamento.
  • Il respiro influenza la produzione di endorfine, generando una diminuzione del dolore e un incremento del benessere.
  • La pressione sanguigna diminuisce notevolmente quando il respiro, da veloce e superficiale, diventa lento e diaframmatico.
  • Si osserva un miglioramento della circolazione vascolare
  • Migliora l’atteggiamento muscolare e posturale: imparando a sentire il corpo attraverso il respiro siamo pronti a lasciar andare eventuali eccessive tensioni muscolari.
  • Emozioni libere: il respiro è ponte di integrazione e trasformazione per tutte quelle emozioni che finalmente possono uscire…

Ora si tratta di scegliere! Come dentro, così fuori, dai un bacio al tuo respiro. Angelo Cattaneo, Joy Trainer

Mal di schiena: la tecnologia migliora, ma il corpo “non tradisce” mai

Onestamente sono una di quelle persone che ha serie difficoltà con tablet, android, twitter. Molto più sinceramente vi è un rigetto all’apprendimento. Di gran lunga mi diverto di più a 36 anni a giocare su un playground 2 contro 2 a pallacanestro, a squash, a fare training mentale in merito allo sviluppo della determinazione quando nuoto, a salire in sella per sentire la mia motivazione, a far tango per sentire vibrare il mio corpo in stretta connessione con un altro corpo, a fare apnea per rilassarmi, allenamento funzionale per constatare e sprigionare tutta l’armonia del mio corpo, a giocare a tennis per prendere in giro il mio migliore amico (mi diletto a provocarlo), a giocare a bocce per verificare la mia coordinazione e precisione, a calcio (solo con i ragazzi che seguo come Joy Trainer) per sentire il mio cuore pulsare, a correre per lasciare andare ciò che è di troppo, a giocare a carte e freccette per stare in compagnia. Questi sono gli sport che pratico! Quando le società si modernizzano (vedi nei trasporti, nella telefonia, nell’utilizzo del pc, nel fare sport virtuale) siamo così sicuri che anche il corpo segua la stessa direzione e ottenga gli stessi benefici? La risposta è ovvia. Tuttavia, se diverse sono le persone consapevoli, altrettante sono quelle che continuano a lamentarsi e fanno di questo progresso uno stile di vita…e il “touch screen” resta l’unico sport praticato quotidianamente. Per star bene occorre una sola cosa: aprirsi al piacere. In questo articolo parliamo di piacere in termini motori, poi ci sono molti piaceri da tenere presenti. Quando soddisfi il tuo piacere cosa accade al tuo corpo? E quando glielo neghi? Direzione, disciplina, gradualità, coerenza, piacere, raggiungimento del traguardo: cosa significano per te? Che cos’è il mal di schiena? Da dove parte? Come mai colpisce proprio li? Come mai proprio adesso? Sia ben chiaro che fare attività sportiva può essere controindicato tanto quanto la sedentarietà, se non viene affiancato a momenti dove il corpo può rigenerarsi e rimodellarsi, abbandonandosi. Come? Praticando la ginnastica posturale, il massaggio thailandese tradizionale, la bioenergetica, il watsu, il tantsu, ad esempio.

Hai mal di schiena?

Il mal di schiena rientra chiaramente nella categoria delle malattie “moderne”. I comportamenti e le convinzioni erronei, sia nell’ambiente medico che nella cultura in generale, hanno contribuito alla diffusione di questo disturbo. E’ ovvio quindi che la soluzione al mal di schiena sta in un cambiamento nel modo di concepire la natura stessa del mal di schiena. Mi piace pensare che il mio corpo, che sempre mi parla, in questa situazione, cioè se ho mal di schiena, stia urlando per farsi ascoltare. Fra le cause più significative evidenziate dagli studiosi per spiegare l’origine del mal di schiena vi sono: le posture e movimenti incongrui, il sovrappeso, i grattacieli di emozioni che reprimiamo, una carente o eccessiva/errata attività fisica. Da quando abbiamo perso la posizione a quattro zampe, la parte bassa della colonna ha dovuto subire una serie di sforzi per cui non era stata inizialmente progettata. Questo ha comportato la comparsa del mal di schiena, un dolore tipico della specie umana. Il trattamento con farmaci, terapie fisiche o manuali non è sempre risolutivo, pur essendo spesso un valido aiuto. D’altro canto, una buona notizia, è che non esiste una correlazione tra la quantità di dolore provata e l’entità del danno fisico. Quindi se il dolore non sparisce non significa necessariamente che la situazione sia grave. Le terapie in ogni caso servono per intervenire quando il dolore è già acuto, ma non hanno alcun effetto preventivo. Sul piano psicosomatico si osserva che per tutte le patologie, e per il mal di schiena in particolare, quanto soffriamo dipende enormemente dal nostro stato d’animo. Il mal di schiena si trasforma in un bacio alla tua schiena quando scegli se continuare a prenderti cura di te quando stai male, quando stai in uno stato di emergenza o invece inizi a prenderti cura della qualità della tua vita a 360 gradi. Questa è la svolta! E allora cessano le emergenze e si vive nella gioia.

Motivazione, un ingrediente fondamentale!

In uno degli ultimi articoli vi abbiamo parlato di “obiettivi e traguardi” ma, legati a questi due aspetti, un altro fattore che riveste un ruolo importante è la motivazione! Essa è necessaria per portare a termine quel che ci siamo prefissati di realizzare e ci serve per trovare la forza di andare avanti, anche quando tutti si tirano indietro. La motivazione ci sprona, ci fa agire, pensare e comportare in un certo modo e ci fornisce gli strumenti idonei per tagliare il nostro personale traguardo. E’ sempre la motivazione che ci fa stravolgere i ritmi, le abitudini, le griglie quotidiane a cui fanno riferimento le nostre vite per incoraggiarci a percorrere una nuova e sconosciuta strada verso il cambiamento. Le situazioni della nostra vita in cui la motivazione è importante per cambiare rotta sono tantissime e sono davvero all’ordine del giorno: un dimagrimento tanto desiderato che diventa però sempre più arduo, il coraggio di cambiare lavoro e di avventurarsi in un nuovo settore, la forza di volontà necessaria per decidere di smettere di fumare, la costanza di andare in palestra e praticare attività fisica per il nostro benessere, sono solo alcune delle tante situazioni che tutti noi abbiamo provato sulla nostra pelle e in cui una buona dose di costante motivazione è necessaria per raggiungere quel fantomatico obiettivo che a tratti ci sembra davvero utopico.

Motivazione: una delle cause degli insuccessi

La poca motivazione è  una delle cause che più determinano gli insuccessi e gli abbandoni; ma la situazione non è sempre così lineare: ci sono volte in cui non capiamo realmente quali siano i nostri bisogni e altre in cui, anche se desideriamo tantissimo raggiungere un obiettivo (dimagrire, liberarci dal fumo, indossare quel vestito che al momento ci sta malissimo), non riusciamo a trovare da nessuna parte la motivazione necessaria e la forza per ottenerlo. Per questo motivo il supporto di una figura che ci motivi e che ci segua costantemente è fondamentale! Se la motivazione è la condizione necessaria per il raggiungimento dei nostri traguardi personali, allora il motivatore è colui che possiede la giusta chiave per aprire le porte delle nostre resistenze e accompagnarci per mano fino alla meta.

Obiettivi e traguardi: quando ci si perde in un bicchiere d’acqua!

Non è sempre facile raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge, anzi, tutt’altro! A volte anche il più semplice dei traguardi ci sembra complesso e, come si suol dire, ci si perde in un bicchier d’acqua; la meta che ci siamo prefissati di raggiungere ci sembra sempre più distante e difficile e più ci pensiamo, più si trasforma in una montagna così alta e insormontabile che scalarla rasenta l’impossibile. Eppure la nostra vita è costellata di intenti e scopi da raggiungere, più o meno difficili e realistici: quante volte ci capita, soprattutto di fronte agli obiettivi che più contano per noi, di sentirci spaesati e perduti, sconfitti ancor prima di iniziare il percorso, così tristemente sfiduciati tanto da decidere, con rabbia e frustrazione, di demordere e lasciar perdere, senza aver compiuto nemmeno singolo passo? Una situazione del genere non ci fa sentire bene eppure reagire è difficile: siamo succubi del fallimento e troppo impauriti per tentare o ritentare l’impresa: che fare allora? Abbandonare la meta tanto agognata e accettarci così, perduti e delusi, frustrati da un fallimento già segnato? No!

La forza dell’inconscio

Dietro ad ogni nostra paura, dietro ai blocchi che ci impediscono di andare avanti, dietro a quella consapevolezza che abbiamo di non riuscire a farcela, si celano dei meccanismi inconsci. Per superare la frustrazione e incamminarci sulla strada verso il raggiungimento del nostro obiettivo è necessario sbloccare questi meccanismi nascosti nel nostro cervello. In questo senso il ruolo dell’emotional trainer e dello staff psicologico di supporto, volto a sbloccare i nodi irrisolti dell’ inconscio per affrontare con determinazione il percorso in direzione del raggiungimento dei nostri obiettivi, è fondamentale. Esiste però un’altra componente che è imprescindibile per il perseguimento del traguardo personale ed è l’importanza di essere motivati: ecco allora che il nostro emozional trainer, dopo aver sbloccato i meccanismi del cervello che non ci permettevano nemmeno di approcciarci ad un dato obiettivo, veste ora il ruolo di motivatore, per accompagnarci e spronarci al raggiungimento del traguardo.

stress da natale

Stress da Natale: come salvarci e arrivare rilassati alla Vigilia

Eccoci, ci siamo, mancano pochi giorni a Natale e quello che dovrebbe essere uno dei momenti più poetici dell’anno diventa invece una corsa contro il tempo. Aperitivi, cene, dopocena, recite a scuola, feste coi colleghi, con gli amici, con i parenti, regali da comprare, pranzi da preparare… insomma un calderone dal quale è difficile uscirne vivi.

Come fare a mantenere la calma e non farci inghiottire dagli eventi?

Innanzitutto riduciamo la lista delle persone a cui fare i regali… con la scusa della crisi è un passo che si può fare. E facciamo uso del web, acquistare i regali online è un gran risparmio di tempo e a volte anche di denaro.
Se pensiamo per tempo al menù della vigilia o del pranzo di Natale e facciamo la spesa il 23, evitiamo il sovraffollamento dei supermercati il 24, giorno in cui avremo tempo per comprare gli ultimissimi regali e cucinare senza fretta.
Anche l’abbigliamento da indossare per le feste va studiato con anticipo, trovare la scarpa o l’accessorio giusto all’ultimo momento può diventare uno stress troppo forte da sopportare quando già tutto ci sembra impossibile.

Non dimentichiamoci di noi

Importante, non dobbiamo dimenticarci di noi e del nostro fisico; cerchiamo di arrivare alle festività in perfetta forma. Niente di meglio che un po’ di movimento, che può voler dire fare le scale invece di usare l’ascensore o fare una passeggiata, concedersi una nuotata o qualche ora di palestra. Ci si sentirà meglio fisicamente ma servirà anche a rilassarsi mentalmente e a dimenticare la frenesia natalizia.
Questi sono anche i giorni in cui cercare di contenersi ed essere moderati con il cibo. Riduciamo le quantità e, se proprio bisogna eccedere, meglio farlo a pranzo, quando abbiamo la giornata per smaltire le calorie di troppo. Quindi pochi carboidrati e pochi grassi, pochissimo zucchero, tanta frutta e tanta verdura e soprattutto bere molto… non alcolici però!
Infine, pensiamo a noi stessi e coccoliamoci. A volte bisogna staccare la spina e chiudere le porte al mondo esterno per poi ripartire alla grande: un bagno caldo, una serata sul divano con un bel libro o della musica, un massaggio o un pomeriggio alle terme, qualsiasi cosa purché in assoluto relax.

corpo

Come vivi il tuo corpo?

Il mio corpo è sorgente di piacere?
Penso che il mio corpo possa rivelarmi qualcosa di me?
Penso che, ascoltandolo, possa vivere meglio e fare scelte diverse?
Che segnali mi invia per farmi capire quando sto male o quando sto bene?
Come agisco in virtù di questi di segnali? Li ascolto, faccio finta di nulla, me la prendo con me stesso o con chi mi circonda?
Agisco o procrastino quando entro in contatto con le sensazioni profonde del mio corpo?
Quante volte “razionalizzo” il mio corpo pensando che cosa dovrebbe fare e come dovrebbe muoversi?

Hai pensato di dargli voce, prendendolo sul serio, come parte di te?
Cosa potrebbe accadere di diverso nella tua vita se facessi tutto cio’?
Che cosa fa il tuo corpo quando è “governato” da uno stato d’animo di rabbia-apatia- paura?
Che cosa fa il tuo corpo quando è “governato” da uno stato d’animo di pace-sicurezza-equilibrio?
Sei consapevole che nel tuo corpo vi è racchiusa tutta la tua storia? Chi sei, i ricordi, come vedii te stesso, cosa pensi di te?
In questo momento vivi di più il timore di ascoltare il tuo corpo o la curiosità e la voglia di conoscere cosa ha da rivelarti…?
Hai già toccato col tuo corpo la tua finitudine creaturale? Che sei creatura e non creatore?
Hai ricordi che potresti descrivere in merito al tuo vissuto corporeo di gioia?
Come pensi poter portare gioia al tuo corpo?
Hai piacere a farti coccolare-toccare?
Sei una persona che usa prettamente il canale cognitivo o quello corporeo per esprimere all’altro chi sei, la tua affettività?
Di che cosa hai bisogno?
Che cosa vorresti cambiasse nella tua vita? E quando?
Che cosa immagini di grandioso e meraviglioso tu possa far accadere nella tua vita?
Qual è il primo passo che faresti per ottenere quanto descritto sopra?

Il corpo mi dice ogni giorno chi sono e quali sono i miei bisogni più profondi.
Ti accorgi, quando hai sete, che è il tuo corpo a farti capire che hai sete?
Se allargassi il campo visivo interiore, potresti fare enormi scoperte.

Personalmente ho deciso di studiare e proporre il Massaggio Thailandese Tradizionale,
per offrire a ciascuno la possibilità di mettersi in ascolto del proprio corpo attraverso un semplice e profondo contatto.
Gli effetti del Massaggio Tradizionale Thailandese sono diversi per ciascuno, poiché ogni corpo è custode di un vissuto unico. In generale la principale sensazione è quella di pesantezza e immobilità del corpo alla fine del trattamento.
Il tessuto mio-fasciale e connettivale risultano essere più morbidi e viscosi.
Vi è un’attività di liberazione di energia. Il Massaggio Tradizionale Thailandese aumenta l’attività vascolare e promuove la liberazione di tossine dalle cellule.
Il corpo, che racchiude emozioni e sensazioni “incatenate” in alcuni punti, si apre a liberate. Il corpo riacquista la sua vitalità. Attraverso la digito pressione (mani, piedi, gomiti), si lascia il campo cognitivo per connettersi e mettersi in ascolto del proprio corpo.
Questa tecnica di massaggio viene praticata totalmente vestiti e senza utilizzo di nessun tipo di olio.
Stare bene senza aspettare di stare male: questa è la chiave! Il corpo ha bisogno di essere toccato. Molti atleti i molte persone si prendono cura del proprio corpo quando eso gli presenta un conto troppo alto.
Il massaggio Thailandese Tradizionale può contribuire a ridurre il tempo di recupero lasciando il corpo rilassato e la mente sveglia.
Il massaggio Thailandese è anche indicato per individui depressi,come coadiuvante alle terapie seguite, perché ha un effetto equilibrante a livello emotivo. E’ efficace inoltre per coloro che soffrono di insonnia.

depressione

Autocoscienza: sei solo tu l’architetto della tua vita

Questa è la tua vita Giovanni.
Se non combatti per dare il meglio a te stesso, nessun altro verrà a offrirtelo.
Hai bisogno di un solo si!
Che cosa vuoi? Che cosa ti renderebbe felice?
Qual è il primo passo che puoi compiere per andare in quella direzione?
Che cosa temi accadrà se muoverai quel passo?
Giovanni, l’autocoscienza è un potente antidoto contro le abitudini distruttive.
Giovanni ti sono accanto, ce la puoi fare!
Prendi un foglio di carta e fermati.
Trascrivi per il tempo necessario a chiarirti le idee, su che cosa vuoi fare, quali sono i tuoi talenti e che cosa fa cantare il tuo cuore.
La vita adesso è dura, bastarda, lasciati avvicinare e continua a credere che sei “l’architetto” della tua vita.
Piangi, senti il tuo dolore, fermati….ma non bloccarti; vivi perché sei una persona amata!
Agisci Giovanni, vedi la tua salita.
Agisci, staccati dalla sella; senti i tuoi piedi, le tue gambe, la tua forza…..tutta la tua forza.
Respira, datti tempo e continuità.
Vai Giovanni, vai!
… senti il cambiamento…
Vai… è la paura che ti impedisce di passare all’azione, alzati da quella sella Giovanni!!!
Il senso di disagio che provi è perché stai facendo qualcosa di nuovo.
Ti ricordi di quando ti racconto di tutte quelle persone che incontrandomi mi dicono che hanno “il mal di schiena” e poi non fanno nulla?
Per loro va bene così, perché è quello che conoscono, dentro di se’ si dicono: “voglio rimanere dove sono”. E’ così…
Giovanni, forse è il caso di riprendere penna e carta e di scrivere le tue paure.
Tutte, Giovanni; tutte quelle che emergono poiché poi sarai pronto a lasciarle andare.
Quante volte ho agito pur avendo paura e sono riuscito a farlo. Questo perché ho notato che dietro ogni mia paura si nascondeva un desiderio.
Ho imparato che la paura nasconde un tesoro… un po come quello che sto facendo, che è quello di scriverti.
Arrivato a questo punto, Giovanni, sai cosa ti dico??????
Che tu hai tanti nomi e volti; di tutti quelli che fin qui si sono spinti nella lettura.
Giovanni sono io e sei tu.
Giovanni è la speranza!
Giovani, con una N, tutti compresi!!!

Fill out my online form.